Qualche mese fa avevo segnalato il progetto Playing for Change, una sorta di We Are The World con una costruzione decisamente più figa. Il progetto nasceva andando a raggiungere artisti di strada in in giro per il mondo per far registrare il loro arrangiamento di un pezzo e, di volta in volta, aggiungere il nuovo campionamento alla base iniziale. Il Molok che ne uscì fu una strepitosa versione di Stand by Me, che poco aveva a che fare con l’originale di Ben E. King. Un cover che puzzava di Louisiana dall’inizio alla fine, con una chitarrina sincopata in sottofondo, sulla quale man mano si sono stesi archi, sonorità latine, percussioni afro e tutta un’altra serie di influenze. Un pezzo destinato alla beneficienza, va bene, ma che per qualità ricordava quel lavoro di Lou Reed, Bono e company su Perfect Day. Con la differenza che la’ c’era talmente tanta roba che alla fine toccavano dodici centesimi di secondo ad artista, mentre qui ognuno aveva a dispozione il tempo sufficiente per prenderti e tirarti dentro, per farti annusare un po’ di quell’asfalto che loro annusavano ogni giorno. Ne uscì un album, intitolato appunto “Playing for Change” che, per dire la verità, non era all’altezza del singolone iniziale (a parte una formidabile versione di “A change is gonna come” di Sam Cooke), ma ne naque anche tutta una serie di progetti correlati. Uno di questi è proprio Sugar Sweet, l’album di Elliott Small, conosciuto da tutti come Grandpa Elliott. Grandpa Elliott è un personaggio pazzesco, una sorta di leggenda di strada dalle parti di New Orleans; il fatto è che lui è una specie di personificazione di quel mondo la’. Nella sua armonica, nella sua tutona da lavoro, nel suo essere cieco uno ci trova tutta la Cotton Belt, la schiavitù degli afro-american, le piantagioni, le blue note. E tutto quel mondo lì Elliott è riuscito a portarlo dentro al suo album. E’ un album di cover, da Harry Dixon Loes a Buster Brown, dalla Bobby Blue Band, fino a Muddy Waters. E’ uscito a inizio novembre dell’anno passato, su iTunes lo trovate a 8 euro e 91. Qui sotto, la versione live di Fannie Mae con la Playing for Change Band.   

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