Amarcord. Ma anche basta.

06/23/2010

Poi, un giorno, capisci.

Facendo cose sciocche, come mettere un cucchiaino di zucchero nel tuo bollente – e meritato – caffè. Senza nessun preavviso, senza che un prete venga ad annunciarti che la tua casa sta per essere abbattuta dal mostruoso dong di un campanone alto chilometri; senza che un esercito di microscopici ometti urlanti ti corra incontro per annunciarti un’inondazione in arrivo. Niente. Neanche – e tu in fondo te l’aspettavi così – le vibrazioni del terreno, seguite dalla vastissima area d’ombra che arriva ad investirti, rivelando dietro di te il formicone gigante venuto a prendersi la vendetta per quella volta che hai fatto fuori i suoi soci no che non te lo spiego lo sai quand’è successo, non fare lo gnorri, su che lo sai.

Niente.

Te ne stai lì, impegnando gli arti in gesti meccanici, gli stessi, rassicuranti, da sempre così, o almeno ti sembra. E realizzi. Non è esattamente una presa di coscienza fulminea. Dev’essere un po’ come un’ictus, credo. No, l’ictus no. L’infarto forse. No, ma ha altri sintomi, nient.. ok, va bene l’ictus. E’ una specie di fastidio crescente, sopportabile, nell’immediato, ma che ti da la precisa sensazione che andrà a finire malissimo.

Ed è così che andrà, in effetti.

Ho capito.

Ho capito qual’è stato il momento esatto in cui Giorgio Bocca ha iniziato a sentirsi vecchio.

No, non nel corso della sua vita, chissene, mica sono un biografo. Ho capito cosa succede. Ho sentito quella stessa sensazione che – sono certo – ad un certo punto della sua vita deve aver provato anche lui. L’ultimo gradino della scaletta, scendendo dalla nave della contemporaneità. Il momento in cui gli altri ripartono, e tu rimani a riva, abbandonato su una sterminata – ma comunque limitata – isola, popolata di ricordi, e passato, e com’era meglio allora, e una volta sì che, e non vedo un futuro in questo, e dieci anni fa c’erano delle possibilità, e dove andremo a finire, e signora mia non se ne esce.

In realtà non ho realizzato di esserci arrivato. L’ho visto. In una sorta di mio futuro ipotetico, e non ero sotto effetto di LSD, quindi – tutto sommato – la cosa ha mantenuto nel tempo una sua verosimiglianza.

Non è solo un contenitore che si riempie di piccole nostalgie quotidiane, fino a quando capisci che c’è più roba in quel dannato bidone che in tutto ciò che il mondo fuori potrà mai più riservarti. No, assomiglia più ad un appuntamento congenito, un evento a cui è impossibile rispondere “non parteciperò”. Arriva, per tutti. E ho detto TUTTI. La sfida è fare in modo che arrivi il più tardi possibile, negli anni. E quella sfida può durare una vita intera, come quindici anni. Avanti, quante persone conoscete che hanno passato gli ultimi dieci anni della loro vita a raccontarvi di quant’era figa la loro vita da quindicenni, probabilmente idealizzandola, e comunque facendo poco più di nulla per migliorare la loro attuale esistenza? Ecco, bravi. Anch’io ne ho diverse in lista.

Ho realizzato, e ho provato a prendere le mie contromisure. Non c’entrano creme antirughe, sedute di solarium, o vestiti da teenager. Quella è roba per gente che la missione l’ha fallita, e sta disperatamente annaspando per invertire l’ordine temporale. Che poi sono talmente sotto sforzo, in questo tentativo, che se ad un certo punto l’ordine del tempo si invertisse sul serio, verrebbero scaraventati di slancio nel ventre materno. Ok, era un po’ audace questa, ma tutti abbiamo visto Wile Coyote da piccoli, e quindi abbiamo gli strumenti necessari per coglierla, dai.

No, ho deciso di fare la cosa più elementare, e per questo, probabilmente, la più difficile. [Disclaimer: utilizzare formule lessicali tese a spiazzare prevedendo una soluzione in esatta contrapposizione con la tesi iniziale è un esercizio di retorica deprecabile, e proprio di chi è povero di idee. Per questo lo uso.] Combattere la mia quotidiana battaglia cercando di vivere il mio tempo, diffidando dai conservatorismi, con i quali sono venuto a scontrarmi sempre più frequentemente, anche tra quelle persone che dovrebbero rappresentare il mio orientamento politico. Progressisti, ci facciamo chiamare. Lo siamo? Dimostriamolo, per la madonna. Era meglio ieri? Non lo so. Ma sai cosa? Non me ne frega un cazzo. Io voglio solo che sia meglio domani.

E bere il mio caffè in pace.

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One Response to “Amarcord. Ma anche basta.”

  1. Il Gavo Says:

    E andiamo..un po’ di pubblicità gratuita non ha mai fatto del male a nessuno..in fondo io cerco solo di migliorare il mio domani!Sarai già infastidito perchè ho piazzato dopo sole 8 lettere 2 puntini di sospensione, ma che diamine io sono drogato di puntini di sospensione!Come si fa ad esprimere alcuni concetti..ecco vedi..tipo questo..tu gia immagini che io sia in pausa..tra queste parole..e cribbio mi sembra di avere un’aria cosi dannatamente concentrata, mi sembra di dire cazzate ma con che enfasi le dico!
    Ordunque (si può cominciare una frase con ordunque?soprattutto esiste ordunque??)ecco già piazzerei dei puntini come li stessi perdendo per strada, ammetto di avere un problema, esistono i cerotti per liberarsi dai puntini??Ma non tergiversiamo ulteriormente (vedi io già avendo solo ricordato il termine tergiversiamo mi sento così tronfio che andrei a spernacchiare quelli dell’accademia della crusca), beh come ben tu sai io sono un maledettissimo fan del “ieri”, talmente tanto “ieri” che rimpiango quel “ieri” in cui io manco c’ero!Vivo di ricordi che non posso avere e mi sono costruito solo ascoltanto rock star morte (cit.), sbavando su mustang e corvette, comprando jeans a zampa d’elefante. Insomma che cassius sembra che davvero nel passato tutto fosse più bello, pagherei per rivivere nella belle epoque, si vorrei indossare uno smoking ed essere in un café Parigino a strafarmi di assenzio in compagnia di Wilde, a sbrodolare un aforisma dopo l’altro! (se stai pensando a qualche battuta da caserma riguardo la compagnia di Wilde fermati subito, che di me si può dire tutto ma non che non mi piaccia la..) Poi c’è sempre quello che viene a rompere le uova nel paniere dicendo “guarda che era tipo il 5 % la popolazione che poteva permettersi questo, il resto moriva di fame!” Ma scusa se sogno, sognerò ben di essere mostruosamente ricco no? Però questo è proprio il punto! Mio nonno mi dice “beh non so se stavo proprio meglio da giovane, adesso il pensiero di mietere 20 biolche di grano con la falce, portare in spalla bidoni di latte, per poi arrivare a casa e mangiare sassi di pane di 15 giorni prima, non mi manca molto”! Ogni epoca, ha i suoi problemi, a volte sono problemi veramente fastidiosi (credo che in Polonia dal ’38 ai ’60 non se la siano passata davvero molto bene), a volte siamo un po’ portati al pessimismo cosmico senza davvero sapere cosa vuol dire stare male.
    Certo se mi chiedi se sono fiducioso sul piano politico per quanto riguarda il futuro, ma che diamine certo che no! Vedo solo un enorme buco nero che si allarga! Ma se mi chiedi se tornerei a 50 anni fa, col pipixen!Non c’era nemmeno l’Iphone!!Chi potrebbe vivere senza l’Iphone?
    Firmato, un materialista del 2010


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